Dal 2 agosto 2026 la vigilanza è operativa. Chi usa ChatGPT, Gemini o Copilot per lavoro deve poter dimostrare come governa l'AI: strumenti ammessi, formazione per ruolo, supervisione e registri.
AI Act dal 2 agosto 2026: alfabetizzazione obbligatoria, formazione per ruolo, policy, registri, controlli di ACN e sanzioni fino al 7%. Cosa fare in azienda.
di Andrea Pirazzini

Fonte primaria
Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale — testo ufficiale
eur-lex.europa.eu
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2 min 4 s
Perché se ne parla#
Fino a ieri, in molte aziende, l'intelligenza artificiale funzionava così: ognuno apriva il proprio ChatGPT, lo usava come meglio credeva e, nel migliore dei casi, qualcuno raccomandava di "stare attenti". Dal 2 agosto 2026 questo modo di fare non regge più.
ChatGPT, Gemini, Copilot e gli altri assistenti generativi non sono vietati. Ma se li si usa per lavoro, devono stare dentro un sistema di responsabilità: strumenti autorizzati, formazione adeguata, una persona che controlla, regole sui dati e documenti che dimostrano tutto questo.
È l'effetto più concreto dell'entrata a regime dell'AI Act. Lo scopo non è frenare chi innova, è chiudere la stagione del "fate pure, basta usare il buon senso". Imprese, studi professionali, scuole ed enti pubblici entrano in una fase in cui non basta dire di usare l'AI con giudizio: bisogna poter mostrare come la si governa. Se volete il quadro completo delle scadenze, l'ho raccolto nella guida all'AI Act per le aziende dal 2 agosto 2026; qui mi concentro su formazione e controlli.
da quando l'alfabetizzazione AI è obbligatoria (articolo 4)
supervisione, enforcement e obblighi di trasparenza operativi
del fatturato mondiale, o 35 milioni di euro: tetto per le pratiche vietate
o 15 milioni di euro: tetto per gli obblighi degli operatori e la trasparenza
Le date da tenere a mente#
Quando | Cosa succede |
|---|---|
2 febbraio 2025 | Si applica l'articolo 4: l'obbligo di alfabetizzazione AI |
28 maggio 2026 | ACN ospita e presiede la riunione del gruppo europeo delle autorità di vigilanza (ADCO AI) |
Luglio 2026 | Entra in vigore il Digital Omnibus, che precisa l'articolo 4 e rinvia le scadenze per i sistemi ad alto rischio dell'Allegato III |
2–3 agosto 2026 | Diventano operative supervisione ed enforcement; si applicano gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 |
Anche chi usa solo ChatGPT è coinvolto#
L'AI Act chiama deployer chi utilizza un sistema di intelligenza artificiale sotto la propria autorità, nell'ambito di un'attività professionale. È la posizione in cui si trova quasi ogni azienda che usa uno strumento costruito da altri. Non serve aver sviluppato un modello per rientrare nel regolamento.
Basta l'uso di tutti i giorni: un assistente che scrive le offerte, legge i curriculum, prepara le comunicazioni ai clienti o riassume i documenti. Sono tutte attività che possono portare con sé obblighi organizzativi. L'esenzione riguarda solo l'uso personale, fuori dal lavoro.
Per questo si parte da un inventario. Quali strumenti sono entrati nel lavoro? Chi li usa, e con che dati? Per decidere cosa? E chi controlla il risultato?
Il rischio numero uno: l'AI che nessuno vede#
Il pericolo più diffuso ha un nome, shadow AI: account personali, estensioni del browser, chatbot gratuiti usati con informazioni aziendali senza che la direzione, l'IT o chi si occupa di privacy lo sappia. Non si può governare quello che non si conosce, e nessuna policy funziona se metà dell'azienda lavora con strumenti che non compaiono da nessuna parte.

La formazione è già un obbligo, dal 2025#
L'articolo 4 dell'AI Act è in vigore dal 2 febbraio 2025. Chiede a provider e deployer di adottare misure che sviluppino l'alfabetizzazione AI del personale e di chiunque lavori per loro conto.
A luglio 2026 il Digital Omnibus ha chiarito un punto: non serve garantire a ogni singola persona un livello identico o fissato a priori. Ma la responsabilità dell'organizzazione è rimasta intatta. Con il 2 e il 3 agosto 2026 si sono accese anche supervisione ed enforcement. L'obbligo, quindi, c'era già da un anno e mezzo: quello che cambia è che adesso rimandarlo non ha più scuse.
Attenzione a cosa si intende per alfabetizzazione. Non è una lezione su come scrivere i prompt. Deve mettere le persone in condizione di capire opportunità, limiti, rischi e possibili danni degli strumenti che usano davvero. Far leggere il manuale del prodotto o mandare una circolare generica, a seconda del contesto, può non bastare.
Nessun corso obbligatorio, ma non fare nulla è un rischio#
Qui c'è molta confusione, quindi vale la pena essere precisi. La Commissione europea esclude un modello unico. Non impone:
una certificazione;
un corso standard;
la nomina di un AI Officer;
l'obbligo di rivolgersi a una società esterna.
Un'azienda può organizzare da sola le proprie iniziative di formazione e tenerne traccia in un registro.
Questo però non rende l'obbligo facoltativo. Vuol dire che la misura scelta deve essere proporzionata e difendibile: deve reggere se un'autorità chiede spiegazioni o se, dopo un incidente, bisogna ricostruire cosa l'azienda aveva fatto. Quando mancano in casa competenze legali, tecniche o organizzative, farsi aiutare da professionisti specializzati è spesso il modo più sicuro per mettere in piedi policy, corsi e controlli coerenti tra loro. Non perché un attestato esterno sia un "bollino AI Act", che non esiste, ma perché contenuti, destinatari e aggiornamenti devono essere pensati bene.
La formazione cambia da ruolo a ruolo#
Una base comune serve a tutti. Ogni persona che usa l'AI per lavoro dovrebbe sapere:
quali strumenti sono autorizzati e quali no;
che i modelli possono inventare fatti (le cosiddette allucinazioni);
quali dati riservati non si possono inserire;
quali rischi ci sono per privacy e diritto d'autore;
che ogni risultato va verificato prima di usarlo;
a chi segnalare un problema.
Poi ci sono reparti che hanno bisogno di andare più a fondo.
Reparto | Temi su cui insistere |
|---|---|
Risorse umane | Selezione dei candidati, discriminazione da parte degli algoritmi, decisioni automatizzate, supervisione umana, trattamento dei dati |
Marketing e comunicazione | Deepfake, contenuti da marcare, fonti da verificare, responsabilità editoriale, dichiarazione dell'origine artificiale |
Amministrazione, finanza, legale | Errori nei numeri e nelle norme, documenti riservati, controllo professionale, traccia delle revisioni |
IT e acquisti | Contratti, conservazione dei prompt, subfornitori, sicurezza, log, audit, disattivazione del servizio |
Direzione | Chi approva i casi d'uso, chi risponde alla fine, quando si alza il problema, come si reagisce a un incidente |
Per questo nella formazione AI per le aziende che propongo si lavora su documenti e flussi di lavoro reali, adattando il percorso al livello e agli obiettivi di ogni team, con un'attenzione precisa alla riservatezza dei dati e alla verifica dei risultati.
Le procedure da mettere in piedi ora#
La formazione da sola non basta: funziona solo se è accompagnata da regole operative. Un programma credibile dovrebbe avere almeno questi otto pezzi.
Inventario degli strumenti, compresi gli account personali e i software che i singoli reparti hanno adottato per conto loro.
Mappa dei casi d'uso: per ognuno un responsabile, lo scopo, i dati trattati, le persone coinvolte.
Elenco degli strumenti ammessi e di quelli vietati, tenendo separate le versioni per privati da quelle aziendali.
Policy sui dati, per evitare che finiscano nei prompt informazioni personali, riservate o coperte da segreto.
Protocollo di revisione umana, in cui chi controlla ha davvero il potere di cambiare o scartare il risultato.
Registro della formazione: chi ha partecipato, su quali contenuti, in che data, con quale ruolo, con quali aggiornamenti.
Gestione degli incidenti: errori, fughe di dati, discriminazioni, contenuti pubblicati senza rispettare le regole.
Audit periodici, perché modelli, funzioni e condizioni dei contratti cambiano in fretta.
"Un collega l'ha riletto" non sempre basta#
Sulla revisione umana la Commissione è chiara, almeno per i contenuti di interesse pubblico: correggere la grammatica non è una revisione editoriale. Una revisione vera significa verificare informazioni e fonti, usare il proprio giudizio professionale e prendersi la responsabilità finale di ciò che si pubblica.
Chatbot, deepfake e testi: cosa chiede l'articolo 50#
Dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi di trasparenza. In sintesi:
chi parla con un'AI deve saperlo: le persone vanno informate quando interagiscono direttamente con un sistema di intelligenza artificiale, a meno che sia già evidente;
i fornitori di sistemi generativi devono rendere i risultati riconoscibili in un formato leggibile dalle macchine;
chi pubblica un deepfake deve dichiarare che è artificiale;
i testi generati o manipolati dall'AI che informano il pubblico su temi di interesse generale vanno dichiarati con chiarezza, salvo che ci sia stato un controllo umano o una revisione editoriale effettiva e che una persona fisica o giuridica si assuma la responsabilità della pubblicazione.
Per un'azienda con un chatbot sul sito, il primo punto è il più immediato: il cliente deve capire che sta parlando con un sistema automatico.
Sanzioni: cifre alte, ma non per un attestato mancante#
L'articolo 99 prevede tre livelli di sanzione, ciascuno espresso come cifra fissa oppure come percentuale del fatturato mondiale annuo.
I tetti delle sanzioni dell'AI Act
Importo massimo in milioni di euro (articolo 99)
Fonte: AI Act, articolo 99
Per PMI e startup vale il più basso dei due valori. Un esempio di calcolo: per una PMI con 10 milioni di euro di fatturato mondiale, il 3% sono 300.000 euro, molto meno dei 15 milioni fissi, quindi il tetto per una violazione degli obblighi di trasparenza è 300.000 euro. È un massimo, non la multa che arriva.
Esempio: i tetti per una PMI da 10 milioni di fatturato
Il valore più basso tra cifra fissa e percentuale, in euro
Fonte: calcolo di esempio sulle soglie dell'articolo 99
A decidere la cifra concreta pesano diversi fattori: quanto è grave la violazione, quanto è durata, il danno causato, se c'è stato dolo o colpa, quanto l'azienda ha collaborato con le autorità e quali misure tecniche e organizzative aveva adottato.
La formazione mancante non vale 35 milioni, ma pesa#
Circola l'idea che senza un corso certificato arrivi in automatico una multa da 35 milioni. È falso: quel tetto riguarda le pratiche vietate, e l'articolo 4 non collega la mancata partecipazione a un corso a quel massimale.
C'è però un'altra precisazione della Commissione: per chi non rispetta l'obbligo di alfabetizzazione, ogni Stato può prevedere nella propria legge sanzioni o altri provvedimenti. E le probabilità che un'autorità intervenga crescono se un incidente nasce proprio da persone non formate o lasciate senza istruzioni adeguate. E l'assenza totale di formazione, policy, controlli e documenti può diventare la prova di una gestione negligente, peggiorando la posizione dell'azienda quando si verifica un'altra violazione.
Chi controlla, in Italia e in Europa#
A partire dal 2 agosto, far applicare le regole, sorvegliarne il rispetto e sanzionare chi sgarra spetta all'AI Office europeo insieme alle autorità dei singoli Stati. Per l'Italia la divisione dei compiti è questa:
Autorità | Ruolo |
|---|---|
AgID | Autorità di notifica |
ACN (Agenzia per la cybersicurezza nazionale) | Vigila sul mercato ed è il punto di contatto unico |
Garante Privacy, Banca d'Italia, CONSOB, IVASS | Mantengono le proprie competenze nei rispettivi ambiti |
Non è un'organizzazione solo sulla carta. Il 28 maggio 2026 l'ADCO AI, il gruppo in cui le autorità di vigilanza europee si coordinano, si è riunito da ACN, che ne ha anche guidato i lavori: sul tavolo c'erano strumenti e metodi comuni per valutare i sistemi. La Commissione ha anche aperto canali per i reclami e per le segnalazioni (whistleblowing).

Onestà vuole che si dica anche l'altra metà: nelle fonti consultate non risultano ispezioni a tappeto nelle PMI italiane, e nemmeno sanzioni arrivate a qualcuno solo perché non aveva formato il personale. Quello che si può verificare è che il sistema di controllo esiste ed è attivo, e che gli adempimenti non si possono più trattare come un problema del futuro.
I settori più esposti#
Selezione del personale#
I sistemi che fanno una prima scrematura dei curriculum, stilano graduatorie di candidati o influiscono sulle assunzioni e sulla gestione del personale sono tra gli usi ad alto rischio elencati nell'Allegato III. Il Digital Omnibus ha spostato in avanti le scadenze specifiche per questi sistemi, ma nel frattempo valgono già il GDPR, il diritto del lavoro, le norme contro le discriminazioni, i divieti dell'AI Act e l'obbligo di alfabetizzazione. Un filtro automatico sui curriculum senza regole resta un rischio anche oggi.
Professionisti#
Chi esercita una professione intellettuale deve fare i conti anche con una norma italiana, la legge n. 132/2025. Dice due cose: l'AI deve restare uno strumento al servizio del professionista, e il cliente ha diritto a una spiegazione chiara, semplice ed esauriente dei sistemi usati. Avvocati, commercialisti, consulenti e tecnici devono quindi poter spiegare quando e come usano l'AI nel lavoro che consegnano.
Scuole#
Negli istituti scolastici la formazione va tarata su docenti e personale, con un'attenzione particolare ai minori, alla privacy, alle valutazioni e ai pregiudizi dei sistemi.
Da dove partire, in pratica#
Se oggi in azienda non c'è nulla, l'ordine che consiglio è questo:
Fotografare la situazione: un breve questionario anonimo per scoprire quali strumenti si usano davvero, compresi quelli personali.
Decidere cosa è ammesso: una lista corta di strumenti autorizzati, in versione aziendale, e una regola chiara sui dati che non si inseriscono.
Formare per ruolo: la base comune per tutti, poi approfondimenti per i reparti più esposti, e un registro di chi ha fatto cosa.
Scrivere chi controlla: per ogni caso d'uso importante, chi rivede il risultato e con quale potere.
Fissare una revisione periodica: gli strumenti cambiano ogni pochi mesi, e con loro i rischi.
Nessuno di questi passi richiede grandi investimenti. Richiede però qualcuno che se ne prenda la responsabilità.
Il mio parere#
La vera svolta dell'AI Act non è un banner in più sul sito. È la fine dell'AI che in azienda non appartiene a nessuno: nessun responsabile, nessuna regola, nessuna traccia. Chiedersi "possiamo usare ChatGPT?" ormai serve a poco. Le domande giuste sono altre: chi l'ha autorizzato, per fare cosa, con quali dati, dopo quale formazione e sotto il controllo di chi?
Un corso generico non sostituisce una gestione seria. Allo stesso modo, una policy che nessuno ha capito non rende nessuno conforme. Servono le due cose insieme: persone che sanno cosa stanno usando e procedure semplici, verificate a intervalli regolari. È così che l'AI smette di essere un'abitudine spontanea di qualcuno e diventa una capacità dell'organizzazione, di cui l'azienda può rispondere.
Se volete capire da dove partire nella vostra realtà, possiamo guardare insieme strumenti, ruoli e rischi e costruire un piano di formazione proporzionato.
Domande frequenti#
Ogni dipendente deve fare un corso AI certificato?
No. La Commissione non impone né una certificazione né un corso unico. Serve però che l'azienda prenda misure di alfabetizzazione su misura per ruoli, strumenti e rischi, e che le documenti.
Se in azienda usiamo solo ChatGPT, l'AI Act ci riguarda?
Sì. Un'impresa che usa per lavoro un sistema sviluppato da altri può essere un deployer. Resta fuori solo l'uso strettamente personale e non professionale.
Senza formazione si rischia in automatico una multa da 35 milioni?
No. Quel tetto vale per le pratiche vietate. La mancata alfabetizzazione può però portare a misure decise a livello nazionale e, se si accompagna a un'altra violazione o la provoca, diventare un indizio di negligenza.
Bisogna nominare un AI Officer?
No, l'articolo 4 non impone una figura o una struttura precisa. L'azienda deve comunque assegnare responsabilità concrete, tenere i registri e sapere chi approva e chi controlla ciascun utilizzo.
I controlli partiranno più avanti?
No. Supervisione ed enforcement sono operativi da agosto 2026. Non vuol dire che ogni azienda riceverà subito un'ispezione, ma l'obbligo non si può più rinviare aspettando una scadenza futura.
Questo articolo ha uno scopo informativo e non è una consulenza legale: l'applicazione concreta delle regole cambia a seconda del ruolo che ha l'organizzazione, degli strumenti che usa e del contesto in cui lavora.
Il mio verdetto
Un cambio di passo che serviva: l’AI smette di essere un’iniziativa dei singoli e diventa qualcosa che l’azienda deve governare e saper spiegare. Il rovescio della medaglia è che tocca alle imprese capire da sole quali misure bastano, perché un modello unico di conformità non c’è.
Cosa mi convince
- Fa emergere l’AI usata di nascosto e limita la dispersione dei dati
- Porta formazione e controllo dentro il lavoro di tutti i giorni
- Protegge clienti e dipendenti e chiarisce chi risponde del risultato
- Chiede documenti e registri, non buone intenzioni
Cosa non mi convince
- Non esiste un metro unico per dire quando la formazione è sufficiente
- Per le piccole imprese il carico organizzativo si fa sentire
- Filigrane e metadati si perdono facilmente lungo la catena
- Date diverse per obblighi diversi complicano la pianificazione
Chiedi all’articolo
Risponde solo con quello che c’è scritto qui.
Risponde un’intelligenza artificiale, solo con il testo di questo articolo, e può sbagliare. Non inserire dati personali.
Fonti
17- 1.
- 2.Commissione europea — domande e risposte sull’alfabetizzazione AIdigital-strategy.ec.europa.eu
- 3.Commissione europea — il quadro normativo sull’AIdigital-strategy.ec.europa.eu
- 4.Commissione europea — l’AI Omnibus entra in vigoredigital-strategy.ec.europa.eu
- 5.AI Act Service Desk — articolo 4, alfabetizzazione in materia di AIai-act-service-desk.ec.europa.eu
- 6.AI Act Service Desk — articolo 99, sanzioniai-act-service-desk.ec.europa.eu
- 7.
- 8.
- 9.Il Fatto Quotidiano — AI Act e obblighi di trasparenzailfattoquotidiano.it
- 10.
- 11.AI4Business — i limiti tecnici della trasparenzaai4business.it
- 12.News Istruzione — AI Act e obblighi di formazione nelle scuolenewsistruzione.it
- 13.TivùBiz — è il momento dell’AI Acttivubiz.it
- 14.
- 15.Agenda Digitale — cosa cambia per gli studi legali dal 2 agostoagendadigitale.eu
- 16.
- 17.Agenda Digitale — la formazione AI obbligatoria per le impreseagendadigitale.eu
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